La vacanza secondo Noi.

Notizie utili Israele

PASSAPORTO E VISTO
Per entrare in Israele il viaggiatore italiano deve essere in possesso del passaporto valido per 6 mesi dalla data di entrata. Il visto generalmente, ai viaggiatori occidentali, viene rilasciato come visto turistico gratuito all’arrivo, ed è valido 90 gg. Il timbro israeliano sul passaporto potrebbe causare problemi se avete intenzione di recarvi in un Paese arabo dopo il vostro soggiorno in Israele o in uno dei vostri prossimi viaggi: per ovviare a ciò potete chiedere all’aeroporto di mettere il timbro su di un foglio separato (è a discrezione delle autorità esaudire o meno tale richiesta). Ultimamente le autorità stanno ovviando a questo problema rilasciando, al momento dei controlli alla frontiera (in aeroporto), una tessera di riconoscimento di viaggio in sostituzione del timbro.

VACCINO
Al turista italiano non è richiesta alcuna vaccinazione.  Consigliabili sono le vaccinazioni antitifica, quella contro l’epatite A e quella contro l’epatite B per chi soggiorna a lungo.

COSA VEDERE
Gerusalemme è ovviamente un must e la sua visita richiede, come minimo, 3 giorni: la Cupola della Roccia che è possibile ammirare da centinaia di scorci da dentro e fuori le mura. Le Porte che si aprono nelle imponenti mura che circondano la città vecchia. La Cittadella di Davide, il Muro Occidentale (o del Pianto), e il luogo Sacro per eccellenza, il Santo Sepolcro, costruito nel punto esatto dove S.Elena (madre dell’imperatore Costantino) ritrovò la memoria del luogo di sepoltura e Resurrezione di Gesù. Nazareth e la Galilea, con le sue fertili pianure, il lago di Tiberiade. I Territori Palestinesi, Betlemme, Gerico (interessante dal punto di vista archeologico: è la città più vecchia del mondo! Da non perdere il Monastero della Tentazione raggiungibile in teleferica), queste città sono da visitare con lo spirito giusto (quindi non con quello di chi va allo zoo), Ramalla, Hebron, Bet Jala e  i tanti campi profughi: siate gentili, il popolo palestinese è fiero della propria appartenenza e non sarà ostile a patto che vi comportiate da “visitatori” e non da “turisti”. Lungo la costa mediterranea, dalla moderna ed affascinante Tel Aviv è possibile raggiungere l’antico porto e le rovine romane di Jaffa; Akko, l’antica Acra, capitale del regno crociato; Cesarea con il suo Anfiteatro e la cittadella crociata. La zona del Mar Morto abbina la possibilità di fare un bagno nelle acque incredibilmente salate di questo grande lago (dove vi divertirete a leggere il classico giornale galleggiando sulla superficie dell’acqua anche se non sapete proprio nuotare) o di sostare a Ein Gedi, piacevolissima oasi sulle rive del Mar Morto o di visitare la bellissima fortezza romana di Masada, dove i difensori ebrei preferirono suicidarsi in massa piuttosto che cadere nelle mani dei Romani. Imperdibile la salita all’alba o la discesa al tramonto: il panorama sul Mar Morto e sul deserto è mozzafiato. Interesse naturalistico, paesaggistico ed etnologico (beduini) riveste il deserto del Negev. Oltre alla possibilità di partecipare a tour organizzati a piedi, in cammello o in jeep è anche divertente attraversare il deserto in autobus magari fermandosi a Mitzpe Ramon, sul ciglio del Maktesh Ramon, un cratere geologico dai colori stupendi. Più a sud Eilat, ovvero tutto quanto occorre per la classica vacanza al mare: hotel, sport acquatici e subacquei, spiagge e il meglio della vita notturna del Paese.

ORA
Al suo arrivo in Israele il turista italiano deve mettere il proprio orologio avanti di 1 ora (quando in Italia sono le 12 in Israele sono le 13). L’ora legale vige da metà aprile a fine settembre.

QUANDO ANDARE
Israele può essere visitato tutto l’anno tenendo presente che la stagione secca va da aprile ad ottobre quando, in genere, l’affluenza turistica è maggiore. In primavera e in modo particolare in aprile, quando cadono le grandi festività cristiane ed ebraiche, turisti e pellegrini sono molto numerosi (con conseguenti problemi nel reperire alloggi e un forte pericolo di impennate nei prezzi) per poi diminuire in maggio, riprendere consistenza da giugno a ottobre e diminuire nuovamente a novembre. In estate il caldo è torrido quasi ovunque: nel deserto del Negev e sulle rive del Mar Morto le temperature possono raggiungere i 50° C mentre una maggiore umidità affligge Tel Aviv e la zona del Lago di Tiberiade (in media più di 30° C). Il caldo è mitigato dalla presenza del mare sia sulle coste mediterranee che sul Mar Rosso. D’inverno le temperature scendono al nord al di sotto dello zero (può capitare di vedere Gerusalemme ammantata di neve) mentre al sud restano piacevoli,
il deserto diventa vivibile e lungo le coste del Mar Rosso e del Mar Morto è possibile continuare ad abbronzarsi.

QUANTO STARE
Israele è un Paese molto piccolo ma sicuramente ricco di attrattive. 7 gg. costituiscono il tempo minimo necessario a scoprire i siti d’obbligo riservando 3 gg. alla visita di Gerusalemme. Due settimane potrebbero essere sufficienti per avere un’idea del Paese facendo base magari a Gerusalemme o a Tel Aviv da cui potete spostarvi con gite di 1-2 giorni. Tre settimane consentono la scoperta completa delle ricchezze naturali, culturali e religiose del Paese.

DA METTERE IN VALIGIA
Se vi recate in Israele in inverno non scordate giacche a vento e maglioni pesanti (fa davvero freddo!) ma neppure il costume da bagno se intendete fare una capatina sulle coste del Mar Morto o del Mar Rosso. D’estate portate abiti leggeri ma anche un maglione pesante: l’escursione termica nel deserto è molto elevata e la notte le temperature scendono notevolmente. Se pensate di fare trekking o camminate ricordatevi gli scarponcini da montagna e un paio di calze lunghe: scorpioni e serpenti sono abbastanza comuni. Un cappello e un paio di occhiali da sole sono indispensabili così come una borraccia. Il cielo sempre terso e l’aria secca del deserto facilitano le scottature per cui non dimenticatevi una crema ad alta protezione in qualsiasi periodo dell’anno. Anche in estate portatevi pantaloni/gonne lunghe e un foulard: l’ingresso ai luoghi sacri di tutte le religioni è severamente vietato a chi non indossa abiti adeguati.

TASSE DI INGRESSO
Al momento di lasciare il Paese è necessario pagare una tassa aeroportuale generalmente inclusa nel prezzo del biglietto aereo. Se si esce via terra a uno dei posti di frontiera con Giordania o Egitto è necessario pagare una tassa d’uscita variabile a seconda della località prescelta. Si deve pagare in new shekel, non viene accettata valuta straniera.

CUCINA E MANGIARE
In Israele troverete cibo per tutti i gusti: dalla trattoria italiana nel cuore della città vecchia a Gerusalemme ai tradizionali piatti kasher della cucina ebraica preparati seguendo rigide regole (ricordatevi che, in generale, la maggior parte dei ristoranti chiude il venerdì sera e riapre il sabato non prima delle 20). Se nulla di tutto ciò vi attrae e preferite mangiare il solito hamburger non preoccupatevi: ci sono anche i soliti fast food. Per uno spuntino fermatevi nei bar a gustare sandwich con felafel (polpette di ceci e verdure fritte nell’olio) o un piatto di tahina (salsa di semi di sesamo condita con olio e accompagnata da olive e sottaceti). La frutta è gustosa ed abbondante (arance, pompelmi e meloni ma anche frutta tropicale come manghi ed avocados). I succhi di frutta sono favolosi e anche caffè e tè sono ottimi. Se il vostro budget non vi permette di cenare fuori cercate una guest house o un ostello con cucina: i supermercati offrono di tutto e potrete cucinare quello che vorrete. Gli hotel per i turisti hanno adottato il sistema a buffet che accontenta tutti i palati.

MONETA E CAMBIO
La moneta ufficiale è il Nuovo Shekel Israeliano (NIS; pl. shekalim). Si possono cambiare senza problemi gli euro presso qualsiasi banca, i principali uffici postali o presso diversi alberghi ma è consigliabile avere anche una scorta di euro o dollari in banconote di piccolo taglio perché spesso una transazione in euro o dollari può essere più vantaggiosa di una in shekalim (non si paga l’IVA). Comunque ricordate che potete sì pagare alcuni servizi e acquisti in euro o dollari, ma che il resto vi verrà dato sempre in shekalim. é possibile prelevare valuta presso gli sportelli automatici delle banche; le carte di credito sono accettate quasi ovunque nei ristoranti, alberghi, negozi e musei. é possibile che veniate avvicinati per strada da persone che vi propongono di cambiare soldi in nero: i tassi sono in genere più vantaggiosi ma una buona dose di prudenza è d’obbligo. Gli shekalim possono essere riconvertiti in moneta estera nelle banche dell’aeroporto fino ad un massimo di 500 dollari.

SANITÀ
Benchè l’acqua sia potabile è sempre preferibile bere acqua imbottigliata e rispettare le più elementari regole di igiene. La sanità in Israele è di ottimo livello. I servizi ospedalieri sono molto buoni e alcuni medici parlano italiano (ma è sempre meglio conoscere l’inglese). Per interventi specialistici è preferibile rivolgersi agli ospedali di Gerusalemme e stipulare un’assicurazione sanitaria perché le spese ospedaliere possono essere molto elevate.  In caso di urgenza o della necessità di un consulto potete telefonare alla Magen David Adom (l’equivalente della nostra Croce Rossa; tel. 101) che vi indicherà il medico o l’ospedale più vicino. I cardiopatici hanno a disposizione due numeri verdi: 1800444666 e 1800800666. Le farmacie sono aperte da domenica a giovedì con orario 9-13, 16-19, venerdì con orario 9.30-14.

COMPORTAMENTO
Lo Shabbat, festa settimanale degli ebrei, comincia venerdì al tramonto e termina sabato al tramonto. Israele si ferma completamente. Gli ebrei ortodossi, ai quali è proibito svolgere qualsiasi attività durante lo Shabbat, sciamano verso le località turistiche dove, in hotel con personale non ebreo, vengono serviti di tutto punto. Alcuni religiosi non possono nemmeno toccare macchine di alcun tipo il che significa che non possono guidare, salire su un autobus, utilizzare l’ascensore ecc. oltre a non poter maneggiare denaro o utilizzare oggetti taglienti. Per voi Shabbat significherà soprattutto non poter effettuare spostamenti (le corse dei mezzi pubblici sono ridotte al minimo): di conseguenza sceglietevi un posto carino dove fermarvi per il fine settimana ricordandovi di prenotare in anticipo il pernottamento.  Gli ebrei sono molto intransigenti sullo Shabbat: non aspettatevi comprensione.
Durante lo Shabbat si consiglia di non recarsi nei quartieri abitati da religiosi ultraortodossi, quartieri che devono essere sempre visitati con un abbigliamento adeguato indipendentemente dal giorno della settimana. La stessa cosa vale se si visitano villaggi arabi o luoghi santi musulmani.  E’ buona norma chiedere sempre il permesso se si desidera fotografare le persone, soprattutto se donne, e non insistere se viene espresso un rifiuto. Tenete presente che fotografare gli ebrei ultraortodossi è considerato contrario alla loro religione. Se siete interessati a conoscere più da vicino le abitudini israeliane sappiate che gli uffici turistici segnalano famiglie disposte ad invitare stranieri a casa loro per un pomeriggio o una sera. Lo stesso servizio è svolto dai membri del Voluntary Tourist Service che potete contattare direttamente nella sala d’aspetto dell’aeroporto Ben Gurion.

GEOGRAFIA E TERRITORIO
Israele si affaccia a O sul Mar Mediterraneo, a N confina con Libano e Siria, a E con Giordania, a S il territorio israeliano si riduce ad uno strettissimo passaggio nel Golfo di Aqaba, a SO confina con l’Egitto. Una fertile pianura costiera si sviluppa lungo i quasi 230 km di costa mediterranea e raccoglie i grandi centri urbani di Tel Aviv, Jaffa e Haifa; a est si sviluppano le valli con il fiume Giordano che collega il lago di Tiberiade e il Mar Morto. Alla catena montuosa centrale appartengono anche le colline della Galilea, Giudea e Samaria mentre a nord s’innalzano le alture del Golan. A sud si estendono i deserti del Negev e dell’Aravà. L’altitudine varia dai 2224 m del Monte Hermon ai -392 m del Mar Morto, il punto più basso della terra. Dopo la restituzione del Sinai all’Egitto, sotto la sovranità dello Stato di Israele restano le alture del Golan, la Cisgiordania e la striscia di Gaza; quest’ultima, comprese alcune zone della Cisgiordania come Gerico, fanno parte dal 1995 dell’Autonomia palestinese. Attualmente Gerusalemme è interamente inclusa in territorio israeliano.

CLIMA
Sebbene non molto esteso Israele gode di condizioni climatiche che variano notevolmente da regione a regione. Da aprile a ottobre il clima è generalmente caldo e secco mentre da novembre a marzo il clima, sempre abbastanza mite, si fa più fresco e secco nelle zone collinose. Lungo la costa si hanno inverni miti ed estati umide; nelle regioni collinari inverni freddi ed estati secche; nella Valle del Giordano inverni miti ed estati calde e secche; nel Negev clima semidesertico tutto l’anno. Gerusalemme, pur vicina al mare, ha in parte un clima continentale: le temperature hanno una forte escursione sia annuale che giornaliera, le precipitazioni, assenti d’estate, sono abbondanti nel periodo invernale.

POPOLAZIONE
A parte una minoranza araba, che rappresenta il 17% della popolazione totale ed è in rapido aumento in virtù di un maggior coefficiente di natalità, la popolazione di Israele è frutto quasi esclusivamente dell’immigrazione ebraica verificatasi a partire dalla fine del XIX sec. Sebbene fortemente unitaria la popolazione ebraica è divisa in sottogruppi definiti secondo la Stato di provenienza: i due gruppi maggiori sono costituiti dagli ebrei askenaziti (emigrati dalle regioni dell’Europa centrale e dell’Est, soprattutto dalla Germania e dalla Russia) e dagli ebrei sefarditi (discendenti degli ebrei sfuggiti alle persecuzioni attuate nel XV sec. in Spagna e Portogallo). Tra i gruppi minori gli etiopi che cominciarono ad arrivare nel Paese alla fine degli anni ‘80 per sfuggire alla carestia che stava falcidiando l’Etiopia. I palestinesi, che si concentrano per l’80% nei territori occupati e nella striscia di Gaza, sono per la maggior parte di religione musulmana sunnita. Il 10% della popolazione musulmana è costituita da nomadi beduini che vivono nel deserto del Negev.

LINGUA
La lingua ufficiale di Israele è l’ebraico; seguono, per diffusione, l’arabo, l’inglese, il francese, lo spagnolo, l’yiddish, il russo, il polacco e l’ungherese.  Lo studio dell’inglese è obbligatorio nelle scuole ed è molto usato nella vita quotidiana; il francese è parlato da circa 600.000 persone, lo spagnolo da decine di migliaia di sudamericani, il russo da circa 700.000 immigrati dall’URSS.

RELIGIONE
La religione ebraica è la più diffusa (81%) seguita da quella musulmana (14,6%); la restante popolazione è cristiana (2,1%; cattolici, protestanti, greci-ortodossi, armeni, copti, maroniti, etiopi) e drusa (1,7%). Esiste inoltre un numero infinito di religioni e sette minori derivate da quelle precedentemente citate.

STORIA
Abitato fin dalla preistoria il Paese vide imporsi, nell’età del Bronzo antico, la civiltà cananea che segnò la nascita delle prime città-stato, ebbe rapporti con l’Egeo e cadde sotto il controllo dei faraoni egizi per circa tre secoli (1150 a. C.). L’età del Ferro vide lo scontro tra le tribù israelite (12, che presero il nome dai figli di Giacobbe) e i Filistei (popoli del mare): fu questa l’epoca dei Giudici che durò finchè il re Saul trasformò le disperse tribù in potente regno militare. Dal 1010 al 931 a. C. con i successori di Saul, Davide e Salomone, il Paese fu unificato per disgregarsi nuovamente nei Regni di Israele e di Giuda e subire la dominazione assira, babilonese (conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor e inizio dell’Esilio), persiana (Ciro consentì il rientro in Palestina degli ebrei di Babilonia), ellenistica. I decreti antiisraelitici del re Antioco IV Epifane scatenarono la rivolta dei Maccabei che fondarono la dinastia degli Asmonei (142-63 a. C.). La dominazione romana dapprima si esplicò direttamente tramite re locali (Ircano II, Erode sotto il cui regno nacque Gesù, Archelao), poi direttamente tramite procuratori. Nel 66 d.C. scoppiò la prima guerra giudaica (70 d. C., distruzione del tempio di Gerusalemme), cui seguì una seconda guerra giudaica (132-135) che terminò con la vittoria dell’imperatore Adriano il quale impose alla provincia il nome di Palestina. Sotto gli imperatori bizantini la Palestina giunse a grande sviluppo e sotto  Giustiniano raggiunse il proprio apogeo per poi cadere, dopo neanche un secolo, sotto la dominazione musulmana con la conquista di Gerusalemme da parte del califfo Omar. Nel 1099 i crociati sbarcarono in Terra Santa, conquistarono Gerusalemme e fondarono quattro Regni Latini tra i quali il Regno di Gerusalemme che fu riconquistata nel 1187 dal Saladino. Dal 1291 al 1516 il Paese fu governato dai Mamelucchi per poi  passare sotto la dominazione ottomana entrando a far parte di un impero che si estendeva dalla Macedonia all’Arabia. La dominazione ottomana durò quattro secoli, fino al 1917, anno in cui il generale britannico Allenby conquistò Gerusalemme. Nel 1922 l’Inghilterra ebbe mandato sul Paese, mandato che terminò nel 1948: in questo periodo le misure antisemite hitleriane determinarono un flusso sempre maggiore di immigrati Ebrei. Il 14 maggio 1948 Ben Gurion proclamò la creazione dello Stato di Israele che dovette subito fronteggiare le rivendicazioni dei paesi arabi.

COSTITUZIONE
Israele è una repubblica parlamentare costituita da un Presidente della Repubblica, la Knesset (Assemblea Nazionale) cui spetta il potere legislativo, il Governo, cui spetta il potere esecutivo, il Sistema giudiziario e l’ufficio del Controllore di Stato. Il Presidente, nasì in ebraico, è il capo dello Stato e viene eletto ogni 5 anni da una maggioranza semplice della Knesset. La Knesset è costituita da 120 membri che sono eletti ogni 4 anni in elezioni generali. Il Governo, cui è affidata l’amministrazioni degli affari interni ed esteri dello Stato, inclusi i problemi di sicurezza, resta in carica 4 anni ed è presieduto dal Primo Ministro che, dal 1992, è eletto a suffragio universale. Attuale Presidente della repubblica israeliana è S. Peres.

SITUAZIONE POLITICA
Dal giorno della proclamazione dello Stato di Israele (14 maggio 1948), il Paese dovette affrontare una serie pressochè ininterrotta di guerre. La prima guerra arabo-israeliana scoppiò il giorno successivo alla proclamazione del nuovo Stato; nel 1956 seguì la guerra con l’Egitto che portò all’occupazione da parte di Israele di Gaza e del Sinai; nel 1967 la Guerra dei Sei giorni permise la conquista del Golan, della Cisgiordania, di Gaza e del Sinai; nel 1973 Israele fu attaccato da Egitto e Siria: passato al contrattacco riconquistò il Golan e oltrepassò il canale di Suez. La pace tra Egitto ed Israele fu siglata nel 1978 a Camp David (successiva restituzione del Sinai nel 1982) mentre nel 1994, dopo sette anni di Intifada, Israele accettò l’autonomia delle regioni di Gaza e Gerico e il loro governo da parte dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Seguirono la pace tra Israele e Giordania (1994) e il riconoscimento dell’autonomia della Cisgiordania (1995). L’assassinio nel novembre 1995 del premier israeliano Rabin, grande fautore della pace, ha messo a dura prova il processo. Nel 1996 Benjamin Netanyahu, leader del Likud, fu eletto capo del Governo: la ripresa della colonizzazione dei territori occupati unita ad una escalation del terrorismo portò ad un affossamento del processo di pace. Sfiduciato Netanyahu dalla Knesset (1998), le elezioni anticipate portarono alla vittoria del laburista Ehud Barak che accese le speranze per una ripresa del processo di pace: ripresi i contatti per un accordo  definitivo (Eilat, 2000), contemporaneamente, nei Territori occupati ricominciò l’Intifada. A luglio 2000, organizzato dal presidente americano Clinton, si svolse un summit con Arafat, capo dell’OLP, nel tentativo di concludere il negoziato di pace ma le questioni che dividevano  i due leader (status di Gerusalemme, ritiro dei colonizzatori israeliani e rientro dei profughi palestinesi) portarono ad un nulla di fatto. Il braccio di ferro continuò tra Arafat e il nuovo primo ministro israeliano Ariel Sharon. Morto Arafat, nell’estate 2005 Sharon compie un importante primo passo verso l’auspicata pace in Medio Oriente provvedendo all’evacuazione di circa 8500 coloni israeliani dai 21 insediamenti della striscia di Gaza e alla chiusura di due nuclei illegali in Cisgiordania. I palestinesi vorrebbero che Sharon si ritirasse da tutti i territori occupati mentre il premier israeliano vuole mantenere i maggiori insediamenti della Cisgiordania dove 230000 coloni vivono circondati da circa 2.400.000 palestinesi.

ECONOMIA
La colonizzazione ebraica ha creato in Israele un’economia assai sviluppata ed efficiente, quasi a livelli europei e comunque priva di paragoni in tutto il Medio Oriente. L’agricoltura impiega il 3,7% della popolazione attiva e il 60% della superficie coltivata usufruisce di sistemi di irrigazione artificiale. L’imponente sviluppo dell’irrigazione unito a metodi e tecniche di coltura assai avanzati hanno reso possibile un’agricoltura intensiva di altissimo livello e con un’ottima qualità di produzione. La produzione agricola, sufficiente a soddisfare la maggior parte delle necessità alimentari della popolazione, è costituita da cereali, viti, olivi, agrumi (una delle maggiori produzioni a livello mondiale), frutta, vegetali, cotone, tabacco, barbabietole da zucchero. L’allevamento di bovini, ovini, caprini e pollame copre il fabbisogno di latte e carne del Paese; sviluppata anche la piscicoltura e l’allevamento di animali da pelliccia. Israele non ha grandi risorse minerarie; tra i prodotti principali ricordiamo la potassa, i fosfati naturali, il bromo e il magnesio. A causa della carenza di materie prime e grazie all’abbondanza di capitali e di manodopera altamente qualificata, la produzione industriale maggiormente sviluppata è quella dei prodotti lavorati legati al settore dell’elettronica medica, dell’agrotecnologia, delle comunicazioni, dei prodotti chimici raffinati e dei prodotti informatici altamente specializzati; non mancano industrie agroalimentari, chimiche, tessili, acciaierie, cementifici, cartiere. Molto importante è l’industria della lavorazione, taglio e levigatura dei diamanti con il 40% dei diamanti lavorati del mercato mondiale. Ciononostante, a causa dell’eccedenza in valore delle importazioni sulle esportazioni, Israele ha un pesante debito estero e una rapida inflazione.

FESTIVAL E TRADIZIONI
Le festività che Israele celebra sono molteplici e non può che essere così, visto che vi si celebrano  festività ebraiche, cattoliche, ortodosse ed islamiche, giusto per ricordare solo quelle principali. Molte sono festività mobili legate ai vari calendari lunari e quindi, di anno in anno, cadono in date diverse per cui si consiglia di informarsi adeguatamente prima della partenza.
Festività ebraiche: Purim (marzo), Pesach (aprile), Shavu’ot (giugno), Rosh ha-Shana (settembre), Yom Kippur e Sukkot (ottobre), Hannukka (dicembre). Alcuni gruppi etnici osservano ulteriori riti e celebrazioni che sono loro propri: Mimuna, tipica degli ebrei originari del Marocco, il giorno successivo alla fine della Pasqua ebraica; Saharana, degli ebrei curdi, dopo Sukkot; Sigd, degli ebrei etiopi, a metà novembre.
Festività cristiane (cattoliche e protestanti): Capodanno (1 gennaio), Pasqua (aprile), Ascensione (maggio), Pentecoste (maggio/giugno), Assunzione (15 agosto), Ognissanti (1 novembre), Natale (25 dicembre).
Festività ortodosse: Capodanno (14 gennaio), Pasqua (aprile), Ascensione (maggio/giugno), Pentecoste (giugno), Trasfigurazione (6 agosto), Natale (7 gennaio).
Festività islamiche: Ras es-Sana (aprile/maggio), Inizio del Ramadam, Ayd al-Adha (primavera), Muled (estate), Mi’rag.